La generazione ansiosa: come i social hanno rovinato i nostri figli

1) Niente smartphone prima delle scuole superiori; 2) Niente social media prima dei sedici anni; 3) A scuola senza cellulare; 4) Più gioco senza supervisione e più indipendenza. Di chi pensate siano queste frasi?

La generazione ansiosa: come i social hanno rovinato i nostri figli

1 Niente smartphone prima delle scuole superiori
2 Niente social media prima dei sedici anni
3 A scuola senza cellulare
4 Più gioco senza supervisione e più indipendenza
Di chi pensate siano queste frasi? Di un pazzo luddista? Di un nemico della tecnologia? Di un demonizzatore del progresso? Di un facinoroso estremista che vuole i nostri figli ghettizzati e primitivi?
Bene, il personaggio che afferma simili follie è lo statunitense Jonathan Haidt, uno degli psicologici più autorevoli al mondo che ha insegnato presso l’università della Virginia per sedici anni e attualmente insegna leadership Etica presso la Stern School of Business della New York University ed è stato inserito fra i pensatori più importanti del mondo dalle riviste Foreign Policy e Prospect.
Il titolo di questo articolo sono il titolo e sottotitolo del suo recente libro best seller tradotto in varie lingue e caso editoriale.
Il libro è pieno zeppo di dati, studi, ricerche, analisi, testimonianze che certificano l’ovvio ma, si sa, finché non c’è qualche luminare che decreta l’ovvio, non ci crediamo o non gli diamo molta importanza.
Haidt analizza la cosiddetta generazione Z, che è la prima ad essere nata con un cellulare in tasca o meglio il cellulare in tasca glielo hanno messo i genitori, è bene farlo presente. Infatti ormai abbiamo i cosiddetti nativi digitali cioè soggetti nati digitalmente che vengono intrattenuti e cresciuti più dei loro dispositivi elettronici che dai genitori stessi, anche loro troppo indaffarati con i dispositivi elettronici per prendersi cura dei figli. Questi genitori poi improvvisamente si accorgono che forse qualcosa non va quando i loro figli si barricano nelle loro stanze e non vogliono più uscire, si tagliano con delle lamette o si provocano delle bruciature, li aggrediscono se gli si toglie la droga da sottomano cioè il cellulare o nel peggiore dei casi si suicidano.
Haidt e i suoi ricercatori hanno scoperto che dall’avvento dello smartphone nel 2007 e relativa diffusione dei social, tutti i dati della salute psichica degli adolescenti sono peggiorati. Aumento dell’ansia, aumento del senso di isolamento, depressione, della competizione, dell’aggressività, aumento di atti di autolesionismo e dei suicidi soprattutto fra le ragazze che sono più sensibili alle attenzioni che dedicano loro i social in una competizione all’ultimo sangue per la forma perfetta, il selfie più in e altre delizie intellettuali di questo tenore.
Il quadro che delinea Haidt è letteralmente agghiacciante, con bambini e ragazzi che passano dalle cinque alle otto ore al giorno davanti agli schermi per attività non scolastiche, cioè praticamente la loro vita è di fronte a uno schermo con quaranta ore a settimana per i preadolescenti e cinquanta ore per gli adolescenti. Qualsiasi persona dotata anche solo di un briciolo di intelligenza potrebbe comprendere che dare un cellulare in mano a un bambino con tutto quello a cui può accedere e con tutti quelli che possono accedere la bambino o ragazzo stesso è da irresponsabili. Però ci si preoccupa che il bambino o ragazzo non frequenti cattive compagnie...
Haidt spiega che la tempesta perfetta si è materializzata grazie a due fattori; da una parte la diffusione della televisione e dei mass media che basandosi sul terrore per vendere copie e pubblicità hanno portato nelle case di tutti un costante bombardamento di notizie terribili provenienti da tutto il mondo per le quali si ottiene la ovvia sensazione di non poter uscire di casa senza giubbotto antiproiettile e bazooka. Questo ha comportato l’inizio della segregazione dei ragazzi in casa, con livelli di follia arrivati al punto di persone che hanno denunciato genitori i quali incautamente facevano andare da soli i loro figli a scuola o in qualche altro posto, magari pure a piedi, doppio orrore. E la segregazione ha avuto due alleati di ferro per poter far stare segregati in casa i figli accuditi prima dalla baby sitter televisione appunto e poi della droga per eccellenza, il cellulare collegato a internet. Con quello in mano si ottiene un risultato  immediato: tenere i ragazzi chiusi e immobili. Ma non solo si ottiene questo “splendido” risultato, ma con il sudetto cellulare si possono controllare 24 ore al giorno, il paradiso per ogni genitore ansioso e insicuro. Finisce l’infanzia del gioco e inizia quella del telefono, così a occhio non ci sembra un bel progresso ma forse siamo noi e l’eminente psicologo che siamo dei facinorosi estremisti, chissà?
Ma l’eminente insiste e ci dice che la Grande Riconfigurazione ha devastato la vita sociale della Generazione Z connettendola con tutto il mondo e disconnettendola dalle persone vicine. E prosegue con dati di una ricerca riportata per i quali: «Facendo la somma, la quantità media che arriva sul telefono dei giovani delle principali app di social e comunicazione ammonta a centonovantadue al giorno:quindi il teenager medio, che attualmente dorme solo sette ore a notte, riceve undici notifiche per ogni ora di veglia, ossia una ogni cinque minuti. E questo vale solo per le app di comunicazione. Se aggiungiamo le decine di altre applicazioni per le quali non sono disattivate le notifiche push, il numero di interruzioni cresce molto di più. E parliamo solo del teen ager medio. Se zumiamo sugli utenti più assidui, come le teen ager più grandi che usano app di messaggistica e social media molto più di qualsiasi altro gruppo, arriviamo all’incirca a un'interruzione al minuto».
Ma non c’è da preoccuparsi, è il progresso e tutto questo farà del bene ai nostri ragazzi, indiscutibilmente....
E lo conferma anche Anna Lembke ricercatrice della Stanford University che con molta moderazione ci dice: «Lo smartphone è il moderno ago ipodermico, che inietta dopamina digitale ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette per una generazione connessa».
Un altro luminare, William James citato dall’autore, tira in ballo addirittura i ratti dicendo che l’aver dato gli smartphone ai bambini e adolescenti: «....ha reso possibile alle aziende applicare programmi di rinforzo a rapporto variabile durante tutto il giorno, di addestrarli come ratti negli anni più sensibili della configurazione del cervello. Queste aziende hanno sviluppato app che creano dipendenza e che hanno inciso profondissimi percorsi ne cervello dei nostri figli».
Va da sé che bambini e ragazzi del genere perdono qualsiasi propensione al gioco e allo sviluppo normale come avvenuto da sempre. Ma sicuramente ci sarà qualcuno o tanti, che diranno che non si deve esagerare con le critiche, che i cellulari, i social, sono solo strumenti dipende da come li si usa.... Un aggeggio che crea totale dipendenza e ti invia una notifica al minuto è solo uno strumento che tu puoi padroneggiare tranquillamente? Mah?
Haidt sintetizza dicendo che «...quando abbiamo dato gli smartphone alla generazione z è come se li avessimo spediti su Marte, nel più grosso e incontrollabile esperimento che l’umanità abbia mai condotto sui propri bambini».
Noi provocatoriamente ci chiediamo se dei danni li ricevano anche gli adulti e che adulti saranno quei bambini ma non vi preoccupate, sono solo strumenti....

Foto: Ron Lach (Pexels)

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