di
Luzia Janett
22-11-2012
“Metti un libro con delle pagine vuote e una penna vicino a dove dormi, di modo che quando ti svegli durante la notte o di mattina, scrivi subito quello che ti ricordi del sogno. Pian piano riesci a capire un'altra parte di te stesso: i sogni, gli incubi, ma anche idee meravigliose.
I miti greci parlano del dio Hypnos, quello del sonno, e di Thanatos, il dio della morte.
Per capire meglio che cos’è il sonno dovremmo studiare anche il fratello grande, la morte.
Quando muore una persona l’anima l’abbandona il corpo. Sembra che lo faccia anche quando dormiamo: il corpo si affloscia e solamente il torace si alza e scende quando respiriamo.
Un corpo profondamente addormentato assomiglia a uno che è morto. Morendo 'lasciamo' il corpo definitivamente, però dopo aver dormito 'torniamo', spesso non con tanta voglia. I viaggi che facciamo nel sogno ci piacciono di più che la realtà di giorno, tranne se qualcuno si sveglia da un incubo.
Descartes si domandò, se lui fosse la farfalla che ha sognato o se lui fosse l’uomo che ha sognato di essere una farfalla. Chi lo sa, forse siamo tutti e due; una farfalla durante la notte e una persona quando ci svegliamo. Certi filosofi descrissero la nostra 'realtà' anche come una immaginazione, un mondo illusorio o 'maya'.
La sveglia suona, il treno parte tra mezz’ora. Anche oggi non c’è niente da fare: devi alzarti e per la farfalla no c’è più posto. Il pomeriggio guardi un film e dimentichi di tutto ciò che sta intorno a te, con sorpresa guardi l’orologio: già così tardi! La storia del film ti ha portato in un altro mondo, ancora un’altro. La sera prima di andare a letto hai tanto da fare, ti dispiace lasciare il libro sul divano e finché la stanchezza non ti costringe, non vai a riposarti. Perché hai così poca voglia di tornare ad essere una farfalla?
“La nostra storia racconta solamente quella dell'uomo sveglio. A quella dell’uomo dormiente non ha mai pensato nessuno” (Georg Christoph Lichtenberg).
Dormiamo in periodi ciclici di circa novanta minuti: una trentina di minuti ci vogliono per arrivare al sogno profondo e dopo un'oretta ci troviamo in un sonno leggero, dopo iniziamo un nuovo 'ciclo' con un periodo di sonno profondo. Chi fa una siesta e si sveglia all'improvviso sa come si sente il corpo: plumbeo e per ore rimane tra il mondo del sogno e della realtà. Non ogni 'ciclo' ci porta in un sogno profondo. Di notte dopo tre o quattro cicli albeggiamo per alcune ore. Ti svegli bene quando un 'ciclo' è finito. Normalmente siamo in sintonia con i nostri “cicli” e ci alziamo al momento giusto.
Già provato a risolvere un problema di matematica durante la notte? L’ho scoperto da piccola: pensai alla poesia che avevo da imparare a memoria e la mattina la sapevo. Aveva risolto anche il problema matematica. Sembra che non siamo solamente farfalle quando dormiamo!
Ci sono tante altre possibilità: dormendo il tuo corpo può guarire da una malattia. Si possono sviluppare nuove idee per un progetto. Non saresti il primo che la mattina si sveglia con in testa l'idea perfetta su come risolvere un problema.
Il 'libro dei sogni' accanto al tuo letto ti aiuterà a ricordarti i tuoi sogni e splendide idee durante la notte; metti un libro con delle pagine vuote e una penna vicino a dove dormi, di modo che quando ti svegli durante la notte o di mattina, scrivi subito quello che ti ricordi del sogno. Pian piano riesci a capire una altra parte di te stesso: i sogni, gli incubi, ma anche idee meravigliose.
Durante un sogno è possibile 'incontrare' persone che non vivono più, quelle che con il grande fratello - la morte - sono già andati via, o ci ricordiamo a persone che non abbiamo visto per un lungo periodo.
Del mondo nel quale ci immergiamo di notte spesso non siamo in grado di parlare. Però ci sentiamo pieni di immagini ed emozioni. Può essere che siamo più attivi di notte che durante il giorno; di Albert Einstein si dice che abbia dormito fino a 14 ore senza alzarsi.
Non sottovalutare il sonno e tutte le offerte che ti fa Hypnos, il dio della notte. “Il sonno è il cordone ombelicale che ti collega con l’universo”. (Christian Friedrich Hebbel, 1813-63)
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